Molte persone credono di non riuscire a meditare perché continuano ad avere pensieri, si distraggono facilmente o faticano a rimanere ferme. In realtà, queste esperienze sono del tutto normali. Meditare non significa svuotare la mente, ma imparare a riconoscere quando l'attenzione si allontana e riportarla gentilmente al momento presente.
È una delle frasi che sento più spesso.
Qualcuno prova a meditare per cinque minuti e conclude di non esserne capace. Altri si scoraggiano perché la mente continua a produrre pensieri. Altri ancora pensano che meditare significhi raggiungere uno stato di calma assoluta.
Nella maggior parte dei casi, però, il problema non è la meditazione.
È l'idea che abbiamo della meditazione.
Molti iniziano a meditare con un obiettivo preciso: eliminare i pensieri.
Dopo pochi secondi, però, la mente inizia a pianificare, ricordare, immaginare, giudicare.
A quel punto arriva la conclusione:
"Non sono capace di meditare."
In realtà sta accadendo esattamente ciò che accade nella mente di qualunque essere umano.
La meditazione non serve a impedire ai pensieri di comparire. Serve a riconoscere quando ci siamo lasciati trascinare da essi e ad allenare la capacità di riportare l'attenzione, senza giudicarci.
Molte persone iniziano a meditare perché desiderano sentirsi immediatamente più calme.
Talvolta accade.
Altre volte, invece, succede il contrario.
Nel momento in cui ci fermiamo, iniziamo ad accorgerci di tensioni, emozioni e preoccupazioni che durante la giornata erano coperte dal continuo fare.
Questo non significa che la meditazione stia peggiorando la situazione.
Significa semplicemente che stiamo osservando con maggiore chiarezza ciò che era già presente.
Esiste l'idea che meditare significhi rimanere immobili, concentrati e senza distrazioni.
In realtà anche praticanti con molti anni di esperienza continuano a distrarsi.
La differenza non è l'assenza di distrazioni.
È la rapidità con cui se ne accorgono e ritornano all'esperienza presente.
Ogni ritorno dell'attenzione rappresenta il vero allenamento della meditazione.
Sì.
Come imparare una lingua, uno strumento musicale o uno sport, anche la meditazione richiede pratica.
Non esiste una persona "portata" e una "non portata".
Esiste semplicemente chi pratica con costanza e chi si scoraggia troppo presto.
Anche pochi minuti al giorno, ripetuti nel tempo, possono essere più efficaci di una lunga sessione occasionale.
Se stai iniziando, può essere utile seguire alcuni accorgimenti.
Scegli un momento della giornata in cui sai di avere pochi minuti senza interruzioni.
Inizia con sessioni brevi, di 5-10 minuti.
Non cercare di eliminare i pensieri.
Quando ti accorgi di esserti distratto, riporta gentilmente l'attenzione al respiro o all'esercizio che stai seguendo.
Evita di valutare ogni meditazione come "riuscita" o "fallita".
Molte persone trovano più semplice iniziare con meditazioni guidate.
Una voce può aiutare a mantenere il focus e a comprendere meglio il senso della pratica, riducendo la frustrazione tipica delle prime esperienze.
Con il tempo sarà possibile alternare meditazioni guidate e pratica in autonomia.
Sì. La mente produce continuamente pensieri. Accorgersene non significa meditare male, ma sviluppare maggiore consapevolezza.
Sì. Ogni volta che ti accorgi della distrazione e riporti l'attenzione all'esperienza presente stai allenando una delle abilità fondamentali della meditazione.
Non esiste una risposta uguale per tutti. Ciò che conta è la regolarità della pratica, più che la durata delle singole sessioni.
Puoi iniziare anche con pratiche di consapevolezza durante il cammino, movimenti lenti o esercizi di respirazione. La meditazione non coincide necessariamente con lo stare immobili.
Se pensi di non riuscire a meditare, non sei il solo.
Quasi tutti attraversano una fase iniziale in cui la mente sembra ancora più rumorosa e le distrazioni sembrano continue.
Questo non significa che la meditazione non stia funzionando.
Significa che stai iniziando a osservare il funzionamento della tua mente con maggiore consapevolezza.
La meditazione non richiede di essere perfetti. Richiede soltanto la disponibilità a tornare, ancora una volta, al momento presente.
🧠 Gli studi mostrano che la capacità di mantenere l'attenzione migliora gradualmente con la pratica regolare, non durante una singola sessione.
🧠 Le distrazioni mentali fanno parte del processo di apprendimento e non rappresentano un fallimento della meditazione.
🧠 La costanza è uno dei fattori che meglio predice i benefici della pratica nel tempo.
Alessandra Nicoletta Giampaolo
Insegnante di meditazione e scienze contemplative, facilitatrice mindfulness certificata e fondatrice della Scuola di Meditazione Mindfulness di Molfetta.
"La mia missione è rendere la meditazione accessibile, rigorosa e comprensibile, mettendo in dialogo le tradizioni contemplative con le evidenze scientifiche."
Nota dell'autrice: Gli articoli pubblicati in questa sezione hanno finalità esclusivamente divulgative e informative. Non sostituiscono il parere di un medico, di uno psicologo o di altri professionisti sanitari qualificati.